In Portogallo con lo scambio di casa

agosto 22 21:34 2017 Print This Article

Da Lisbona all’Algarve, nella terra delle cicogne, luglio 2010
Un viaggio attraverso la natura e la cultura portoghese grazie a scambio casa

 

Sono passati più di sei anni dal mio primo viaggio in Portogallo ma la voglia di tornarci non passa mai; da allora ci sono tornata già due volte, sempre con lo scambio casa.
HomeExchange organizza tutti gli anni un meeting per tutti i referenti del mondo in una località europea o americana ad anni alterni: quell’anno fu la volta dell’Europa, e in particolare del Portogallo.
Mi ero separata da circa un anno e quando venni a sapere della meta iniziai a cercare un posto in cui fermarmi verso Vilamoura in Algarve, la regione più meridionale del Portogallo, uno dei luoghi di vacanza preferiti in Europa, che era stata scelta come meta del meeting annuale estivo del 2010.

A casa di Isabel
Cercando casa mi capitò sotto gli occhi l’annuncio di Isabel, un’avvocatessa portoghese che viveva in un residence con piscina a Portimao, località balneare famosa tra i portoghesi, che mi ricordava un po’ la nostra Rimini.
Si trovava lungo la strada per Vilamoura e quindi andava benissimo per noi. Isabel viveva sola con un cane e all’epoca stava imparando l’italiano e accolse con entusiasmo la mia richiesta di scambio casa.

Lisbona, arriviamo!
Visto che non eravamo mai stati a Lisbona decisi di cercare un alloggio dove fermarci per qualche giorni a visitare la città.
Per ben 4 giorni i miei figli, che all’epoca avevano 12 e 10 anni, accolsero con entusiasmo l’idea.
Di Lisbona ricordo il grande parco Edoardo VII con una bandiera enorme, il Castello in cima alla città, la piazza e l’Alfama, che raggiungemmo con il classico tram giallo numero 28, un “must” che non poteva mancare.
Ogni volta che mi reco in una nuova città infatti, e voglio iniziare l’esplorazione, faccio un giro con i bus turistici; solo dopo scelgo cosa andare a vedere.
Abbiamo visitato anche lo zoo dove abbiamo assistito ad uno spettacolo al delfinario e trovato (prima volta nella mia vita) un cimitero per cani e gatti; all’interno del Castello invece abbiamo trovato la camera oscura, una vera “chicca” per gli amanti della fotografia come me.

La storia del Portogallo, il cinema e la musica portoghese
Mi ero documentata, come sempre faccio prima di intraprendere un viaggio, e avevo cercato di vedere alcuni film ambientati a Lisbona e in Portogallo in generale.
Avevo visto il film tratto dall’omonimo romanzo di Tabucchi Sostiene Pereira ambientato nell’epoca della dittatura di Salazar.
Tabucchi è stato il maggior critico e conoscitore di Fernando Pessoa, poeta portoghese che Tabucchi ha tradotto in Italiano insieme alla moglie portoghese.
Avevo anche letto alcune opere di scrittori portoghesi. Mi ero avvicinata al Premio Nobel Josè Saramago e al suo divertente libro “Memoriale del convento”, che racconta la storia della costruzione del convento di Mafra che si trova poco fuori Lisbona e poi ho visitato.
E per capire ancora di più la cultura portoghese non poteva mancare un’immersione nel “fado”, la musica struggente che fa capire il popolo portoghese e la sua propensione al romanticismo nostalgico.

Le persone che ho incontrato
I portoghesi sono estremamente gentili e disponibili; purtroppo pochi parlano bene l’inglese ma siamo sempre riusciti a farci capire, soprattutto durante la nostra permanenza a Lisbona nell’ostello con bagno privato dove alloggiavamo.
L’ostello, molto economico ma anche molto pulito, era gestito da un nordafricano che ci ha aiutato a trovare qualcuno che ci avrebbe poi portato a scoprire i dintorni della città, in particolare Estoril e poi Cabo de Roca, la punta più ad ovest del Portogallo.
Per soli 50 euro il proprietario ci trovò un trentenne portoghese in cerca di lavoro che ci ha accompagnato per una giornata intera a zonzo per i dintorni della città, molto meglio della classica gita sul bus pieno di turisti.
A casa di Isabel abbiamo trascorso poi dieci giorni all’insegna del relax, in un appartamento molto bello ed elegante con piscina condominiale e terrazzo affacciato sopra.
I vicini di Isabel erano tutte famiglie con bimbi al seguito e io ero l’unica mamma single presente: non fu facile per me fare amicizia con le altre famiglie ma compensai passando la maggior parte del tempo su un materassino gonfiabile direttamente in piscina mentre i miei figli giocavano a fare surf.
In qualsiasi altro posto al mondo si sarebbero lamentati di quell’uso improprio della piscina, ma mai nessuno ci disse nulla: forse avevano capito quanto eravamo felici della nostra vacanza perché in quel luogo magico mi sono sentita in paradiso e in pace con il mondo (e felice con i miei figli!).
In quei giorni ho avuto anche il privilegio di conoscere meglio Isabel, figlia di un avvocato e lei stessa avvocato, che ad un certo punto aveva deciso di intraprendere un altro tipo di percorso lavorativo e di dedicarsi alla promozione dell’energia alternativa, e di promuovere la vendita di pannelli solari nella zona in cui viveva.
Con Isabel siamo andati a mangiare la “sardina assada”, una delle specialità del Portogallo.
Facendo Scambio Casa si conoscono tante “belle persone” come lei, che credeva molto nella promozione di un diverso stile di vita, tanto da volerne fare la sua nuova professione.

Il paese dalla natura selvaggia e delle cicogne
C’è poi un Portogallo poco conosciuto e tutto da scoprire. Basta allontanarsi dalle rotte usuali del turismo di massa e andare oltre Lisbona e non fermarsi alle rinomate spiagge della costa atlantica: è quello che abbiamo poi fatto alla scoperta dell’interno del paese.
Arrivando a Portimao avevamo già notato molte ciminiere di fabbriche abbandonate su cui facevano bella mostra di sé degli enormi nidi di cicogne: Isabel ci aveva spiegato che non sarebbero mai state abbattute per lasciare alle cicogne un luogo in cui poter fare il nido durante la migrazione.

In partenza per l’Algarve, piccoli incidenti di percorso ma il viaggio continua
Dopo la nostra permanenza di dieci giorni a casa di Isabel a Portimao (in cui non ci siamo mai mossi dal residence e dalla piscina) era arrivato il momento di raggiungere i miei colleghi a Vilamoura.
Lo facemmo con un piccolo e vecchio treno monorotaia che attraversava una zona agricola ricca di fattorie in cui i contadini si dedicavano all’agricoltura e all’allevamento.
Non ho mai visto così tanti campi da golf come in quel viaggio e mi sono chiesta come fosse possibile giocare a golf con quel caldo terribile, ma soprattutto di quanta acqua rubata all’agricoltura quei campi avessero bisogno.
Allora mi hanno spiegato che i campi da golf sono affollati durante tre stagioni, l’invernale, l’autunnale e la primaverile e che tanti turisti stranieri vanno a giocare a golf in Portogallo per il clima soave e per i prezzi decisamente economici.
Purtroppo in quel viaggio ebbi un piccolo incidente: scendendo dal treno mi provocai una profonda ferita ad un piede (stupidamente avevo scelto di tenere i sandali) e mi ritrovai in una sperduta stazione del Portogallo con un piede che grondava sangue e con due figli al seguito.
Avvistato un piccolo chiosco appena fuori la stazione mi ci recai e chiesi aiuto: nel chiosco c’erano i soliti anziani che giocavano a carte e l’anziana proprietaria che con infinita gentilezza e tanta prontezza prese una bottiglia di liquore (forse grappa) e me ne versò un bel po’ sul piede.
Il bruciore fu devastante, ma servì a disinfettare la ferita che si era anche sporcata; dopo qualche minuto la signora arrivò con dei cerotti comprati apposta per me, così potemmo riprendere il viaggio verso sud.
A Vilamoura siamo stati in un anonimo hotel di una grande catena alberghiera, niente a che vedere con la casa in cambio  di Isabel.
Iniziai a rimpiangere il tempo trascorso a Lisbona. D’accordo con i figli, e visto che avremmo preso l’aereo per il ritorno sempre a Lisbona, decidemmo di posticipare di quattro giorni il volo di rientro e tornammo nel nostro ostello per visitare ancora la città.
È stata l’unica volta in cui, durante un viaggio, abbiamo deciso di tornare in un posto che ci era tanto piaciuto in tempi così stretti.
A me piace ritornare nei posti in cui sono già stata ma di solito lo faccio a distanza di qualche anno; questa volta era diverso: il mio amore per il Portogallo era appena sbocciato!

“Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si era visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.

Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre“
José Saramago, “VIAGGIO IN PORTOGALLO”, 1981

 

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