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Il parere di Andrea Sarubbi

Andrea Sarubbi è un politico, blogger e giornalista italiano ed ex parlamentare

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L’altro giorno, mentre compilavo l’ennesimo F24, mi è venuto in mente che se anche fossi un uomo privo di ideali, attento solo ai soldi, farei scambio casa: se non altro, per un problema di convenienza economica. Se infatti dessi in locazione la mia proprietà e ne prendessi in affitto un’altra, pagandola la stessa cifra, in realtà ci rimetterei, perché la tassazione sui redditi mi porterebbe via una discreta parte delle entrate. Ma siccome per fortuna la baratto, zero entrate e zero uscite, vado felicemente in pari. Non ci avevo mai pensato prima, perché i motivi che mi spingono a scambiare casa sono altri, ma ora che ho fatto due calcoli mi sento ancora più convinto.

In realtà ho provato, qualche volta, ad affittare casa: il mutuo da pagare è ancora lungo e qualche entrata fa sempre comodo. Ma sono stato subito a disagio, lo confesso, per un motivo etico e uno pratico. Quello etico – se posso chiamarlo così – è che stavo vendendo la mia intimità, un mio pezzo di vita, a sconosciuti con i quali non avrei mai avuto nessun contatto che non fosse uno scambio tra un bonifico bancario e un mazzo di chiavi. Quello pratico è che, quasi ogni volta, c’erano danni da riparare: chi veniva non si sentiva responsabile della casa, ma padrone; pensava infatti che quei quattro soldi fossero l’unica cosa dovuta e che, saldato il conto, tutto fosse possibile.

Una volta scoprimmo, a mesi di distanza da un paio di affitti, che ci era stato portato via un bellissimo vassoio di marmo, al quale eravamo legati anche sentimentalmente: non sapremo mai se qualcuno lo abbia rotto per errore o rubato; in ogni caso, nessuno si sentì in dovere di avvisarci, come forse non avrebbero mai avvisato la concierge di un hotel. Fu lì che sentii fastidio, fu lì che ebbi l’ennesima conferma che la mia casa non aveva bisogno di ospiti qualunque, ma di ospiti che se ne prendessero cura. E lo scambio casa, alla fine, è proprio questo.

Abbiamo cominciato nel 2009, dopo che un nostro amico ci disse che la sua casetta in Sardegna non sarebbe stata disponibile; fu quasi un gioco, merito soprattutto della curiosità che ci aveva messo il film con Cameron Diaz e Kate Winslet. E ci si aprì un mondo: i bambini erano piccoli, e spostarci in una casa vissuta era per noi la migliore scelta possibile. Da un lato ritrovavano le loro abitudini, magari condivise anche da altri bambini a migliaia di chilometri di distanza, e dall’altro ne scoprivano di nuove, aprendo la propria mente. In albergo non sarebbe mai successo. Noi adulti, curiosi come solo i giornalisti possono essere, eravamo invece affascinati dalla sfida di vivere come un locale; perché il Messico lo capisci più dai supermercati che dalle rovine Maya e gli Stati Uniti più dagli elettrodomestici che dai grattacieli.

È passato parecchio tempo e non abbiamo perso il gusto. Anzi, nel frattempo la curiosità è cresciuta, e l’attesa del lungo viaggio estivo è una gioia che ci accompagna per il resto dell’anno. È aumentata in noi anche la consapevolezza di essere comunità, se mi è concesso un parolone: non soltanto partire e godere della bellezza delle case altrui, ma anche ospitare e fare in modo che l’altra famiglia possa trascorrere giorni indimenticabili; e condividere piccoli segreti, quelli che tu hai imparato vivendo in un posto, e gioire quando ti ringrazieranno perché ne valeva la pena.

Scambiare casa, poi, è un esercizio costante di fiducia reciproca, a volte addirittura senza nulla di scritto. È lasciare nelle mani dell’altro – di un altro che non hai mai incontrato prima – un pezzo della tua vita, mentre tu ti prendi cura di un pezzo della sua: casa, macchina, animali domestici, piante… È entrare, di fatto, nella vita di una famiglia come la tua e costruire relazioni, che talvolta resistono anche al tempo e alle distanze. È la soddisfazione di tornare a casa contenti e vedere, alla fine, che la fiducia paga ancora, in un mondo in cui impariamo soprattutto a diffidare dell’altro. Ecco, forse è proprio questo il vero regalo che lo scambio casa ci ha fatto, più ancora dei viaggi meravigliosi e delle vacanze da sogno che, pure, abbiamo avuto la fortuna di vivere.